"Il frutto del peccato"
Ecco i vincitori del concorso |
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1° posto : Martino Frova
Per la forte attualità e l’interpretazione radicale e profonda del tema del concorso; “il frutto del peccato” era sì la mela, intesa come simbolo della conoscenza. Il computer riesce a mettersi al centro della composizione, ma i protagonisti veri sono le persone che lo circondano, in un contesto di scoperta e meraviglia che suggerisce una vera rivoluzione in potenza e, prossimamente, in atto. |
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2° posto : Roberto Formia
Per l’originale richiamo all’arte classica, reinterpretata attraverso l’obiettivo in forma ironica e suggestiva, con capacità interpretativa e immaginazione unite al recupero di cultura artistica, ad aggiungere valore durevole a immagini che per la loro natura digitale sono troppo spesso scattate approfittando del loro essere effimere. |
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3° posto : Frederic Anderson
Per l’ambientazione e l’attenta costruzione dello scatto, che valorizza l’attività della persona e contemporaneamente il ruolo del computer, in un’atmosfera quasi reminiscente di suggestioni metafisiche, come ricordano la frutta presente sulla scrivania e l’intorno, contraddittorio ed enigmatico: |
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Menzioni d'onore
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Per la naturalezza e l’estemporaneità trasmesse dall’inquadratura, messa a punto con accuratezza e capacità tecnica. L’interpretazione premia la capacità del computer di infondere serenità attraverso la musica e l’obiettivo lo pone a dominare l’inquadratura, eppure discretamente e fuori fuoco, a significarne la sussidiarietà rispetto all’esigenza prima del suo utilizzatore. |
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Per l’ambientazione proibitiva, che bene evidenzia il ruolo insostituibile del calcolatore nell’impresa e contemporaneamente la sua robustezza e adattabilità a qualsiasi situazione, e per il senso di tensione e concentrazione suggerito dall’inquadratura, atipica ed esasperata. È lo scatto che più degli altri evidenzia il ruolo della macchina come assistente e amplificatrice dell’impresa umana. |
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Per l’uso di bianco e nero e colore, a porre in contraddizione costruttiva la modernità dell’oggetto e una posa volutamente tradizionale seppure ricercata. Gli elementi “digitali” dell’immagine, lungi dal disturbare, contribuiscono all’ambientazione e a descrivere una scena contemporaneamente ferma e dinamica, quasi urgente in contrapposizione con una posa senza tempo. |
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